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domenica 14 febbraio 2016

Grisaglia, verdaccio e matite colorate

Ci si può accostare alla pittura a secco con le matite colorate in due modi, dal chiaro allo scuro come si fa con gli acquerelli, oppure colorando prima le parti più scure e sovrapponendo le tonalità più chiare successivamente.
Io ricorro più spesso alla seconda tecnica e, nello specifico, prima realizzo quasi sempre una versione monocroma del disegno, applicandovi poi sopra i colori.
Questa tecnica prende il nome di "grisaille" e veniva utilizzata nella pittura ad olio.
In genere io realizzo il monocromo con la matita nera, altre volte con la matita blu (poiché il blu è sempre presente nelle ombre). Ma in realtà si può utilizzare un qualsiasi colore scuro, come un marrone, un seppia, un viola, etc.
Nel post di oggi ho voluto provare ad utilizzare il verde, ispirandomi alla tecnica del "verdaccio" utilizzata un tempo per i ritratti ad olio e gli affreschi.

Riporto di seguito due esempi realizzati con uno schizzo preliminare in verde, poi ricoperto con strati di colori successivi. Il primo esempio è stato realizzato con un set di 10 matite Polychromos Faber-Castell in cui era compreso un color rosa carne:


Il secondo esempio è stato realizzato con un set di 12 matite della Prismacolor dove non erano presenti i colori dell'incarnato e che sono stati ottenuti con strati arancione, giallo, marrone, mescolati con la matita bianca in dotazione. Nello smorzare la tonalità troppo accesa dell'arancio, ha contribuito la base complementare in verde.


Questo è il risultato finale, dove il verde è stato coperto dagli strati di colore successivi e non risulta quasi più visibile se non trasparendo leggermente in alcuni punti. Di seguito due fasi della realizzazione.


Questa la base realizzata con la matita verde scuro del set. 

Qui sotto in una fase di colorazione intermedia:



Un approccio diverso ed interessante che si ispira al passato per dipingere con le matite colorate, personalmente l'ho trovato valido e una buona alternativa al monocromo in scala di grigi. 

Al prossimo post! =)

lunedì 4 gennaio 2016

Acquerellare i pennarelli

Avete mai pensato di usare i comuni pennarelli ad acqua (anche quelli per bambini) come acquerelli? Può essere utile per ammorbidire le linee parallele usate per colorare, per rendere uno schizzo più morbido e realistico, per attenuare i toni.


Anche questo schizzo disegnato velocemente con un tratteggio grossolano, acquista maggiore interesse se acquerellato. 
Per controllare meglio la quantità d'acqua, mi sono servita di una penna a pennello con serbatoio. 
In particolare, visto che i pennarelli ad acqua spesso non offrono molte tinte per l'incarnato, ho trovato utile sfumare ed attenuare l'arancione per colorare il corpo della figura.



Il vantaggio rispetto agli acquerelli è quella di essere portatili (così come il pennello con serbatoio) e quindi adatti per gli schizzi. Rispetto alle matite acquerellabili, i colori sono più intensi,
E' una tecnica quindi utile per realizzare bozzetti rapidi con colori intensi e sfumature. Con più cura e precisione, tuttavia, si possono ottenere anche dei bei disegni finiti. 

Al prossimo post! =)


sabato 7 novembre 2015

Schizzi con stilografica e inchiostro solubile

Anche una comune stilografica per uso scolastico può avere effetti interessanti.
Negli esempi che seguono ho usato una Pelikan dal prezzo di circa 10 euro reperibile negli ipermercati e alimentata da cartucce di inchiostro nero. 
Le caratteristiche da notare sono quella di avere una scrittura più scorrevole rispetto ai pennini per la china, ma tratti neri intensi allo stesso modo (sebbene meno modulabili nello spessore), un'alimentazione continua e uniforme che ci evita di dover intingere il pennino ogni 30 secondi, praticità e più facile trasportabilità e, non ultimo, la solubilità dell'inchiostro.


Ho schizzato diversi soggetti, per vedere come rende questo mezzo nei diversi approcci. Qui sopra ad esempio ho disegnato un volto femminile di profilo, mentre qui sotto ho abbozzato una vignetta in stile più fumettistico.


Di seguito, altre due figure femminili, una intera e l'altra di tre quarti. La prima è stata disegnata direttamente con la stilografica e poi acquarellata, la seconda è stata abbozzata con la matita e poi ripassata con la stilografica (che scorre sulla matita senza intoppi). 

Clicca per ingrandire

Anche in queste due nature morte, ho disciolto l'inchiostro per creare i mezzi toni.



L'inchiostro Pelikan, al contrario della china, è solubile con l'acqua (ma non con l'alcol). Perchè faccio notare questo?
Perché nel caso voleste colorare i vostri schizzi a stilografica, dovete sapere che utilizzando l'acquerello o i comuni pennarelli per bambini che sono a base d'acqua, l'inchiostro si dissolve sporcando il disegno. 
Ora l'effetto può essere voluto e ricercato per dare maggiore interesse ad un soggetto.
Io ad esempio nel disegnare i contorni del kaki qui sotto, aggiungendo giusto qualche tratteggio, ho voluto mischiare il nero dell'inchiostro per smorzare la luminosità dell'acquerello e renderlo più cupo.


Mentre nel caso voleste mantenere i contorni netti senza sbavature, dovreste utilizzare dei pennarelli ad alcool, come ho fatto io nello schizzo di questa figura femminile qui sotto:


 In questo caso l'inchiostro non si è diffuso minimamente. 

Riepilogando, la stilografica è un'alternativa ad inchiostro acquarellabile alla china, portabile ovunque, anche in tasca, quindi più pratico e impiegabile con un po' di fantasia in molteplici modi e per qualunque genere di soggetto. Rispetto all'ancora più pratica biro, offre un nero più intenso e, appunto, la possibilità di acquerellare i disegni.

Come sempre, sperimentate da voi e vedete se vi piace il mezzo. Al prossimo post! =)

domenica 8 marzo 2015

Schizzi dinamici coi pennarelli

I pennerelli sono strumenti utilissimi per tracciare rapidi schizzi dinamici, consentendo di suggerire il movimento con le linee e le ombre con le stesure. Passando un colore sopra un'altro mentre è ancora fresco, permette di fonderli insieme. Non potendo cancellarlo, ci obbliga a lavorare in modo deciso e libero. 

Riporto qualche esempio di seguito. Un metodo che mi piace, consiste nel tracciare le linee portanti del disegno con un pennarello a punta grossa grigio chiaro e poi definire i dettagli con un pennarello nero a punta fine. 


I tocchi di pennarello rosso sottolineano dei punti di interesse.


Non solo figure umane, ma anche paesaggi.



Ora qualche esempio con più colori.


Il pregio dei pennarelli è che in poco tempo si riesce a dare un'idea d'effetto di quello che si vuol realizzare, seppur in modo grossolano.


Inoltre si possono utilizzare i pennarelli a punta grossa per stesure omogenee, mentre quelli a punta fine per i tratteggi, come nei due esempi qui sopra. Sono molto versatili. 
Inoltre risultano ben visibili e adatti a fare da base per il ricalco, in modo da ottenere un disegno pulito e dettagliato.

Per ora è tutto. Al prossimo post!  

lunedì 16 febbraio 2015

Linee e stesure

In questo post parlerò di alcune tecniche miste che apprezzo particolarmente, in quanto uniscono una base realizzata a stesura, definita successivamente con degli elementi lineari, come nel disegno seguente:


In questo primo esempio, ho utilizzato della china acquerellata per creare una base tonale:


Una volta asciutta, ho delineato col pennino le montagne e i dettagli del paesaggio.


Analogamente, nell'esempio successivo, ho applicato una stesura ad acquerello, che poi ho meglio definito con le matite colorate. 


Di seguito, il disegno leggermente delineato con qualche tocco di matita. 


Similarmente, nell'esempio successivo ho creato una base con le matite acquerellabili, mezzo che unisce in sé le caratteristiche di linea e stesura.


Dopo aver sciolto i colori con un pennello bagnato, ho ridelineato alcuni dettagli con le matite. 


Un connubio interessante è dato dal carboncino e dalle matite colorate. nel disegno di questa fatina, il carboncino è servito per intensificare le ombre e i contorni.


Al posto del carboncino, si può utilizzare anche una penna biro per delineare i contorni: io la considero una sorta di matita indelebile, in quanto l'intensità è facile da calibrare ed è precisa nel contornare. 


Ed ecco la versione finita, definita con tratti di penna a sfera:


In tutti gli esempi fatti, il trucco sta nel creare prima una base di toni o colori e solo successivamente delineare e aggiungere dettagli al disegno, anziché disegnare e contornare una figura e poi colorarla dentro i bordi. In questo modo l'impressione è che il disegno sia meno rigido e non ingabbiato in un contorno, ma anzi lo sviluppo in questo modo permette di fondere stesure e linee. 

E' tutto: al prossimo post! =)

sabato 29 marzo 2014

Disegnare ad occhio e disegnare a mente

Provate a pensare ad un oggetto. Un'automobile, una penna, un orologio. Oppure ad un gatto, una mela, il vostro viso. Come li vedete? Precisi? Sfocati? Da lontano? Sommariamente? Sapreste spiegare come sono fatti? Aumentando lo zoom su ciò che avete immaginato, riuscite a vedere anche i dettagli?

La risposta probabilmente varierà a seconda di quanto è complesso l'oggetto a cui state pensando e di quanto vi è famigliare e lo conoscete. O anche in base a quanto esso vi piace e vi interessa.
Se siete appassionati di automobili, saprete come è fatta una vettura nei dettagli perché le osservate spesso e con attenzione. Se amate i gatti conoscerete alla perfezione pose e movimenti tipici dei felini.

Alla base di questo discorso c'è che un osservatore distratto non sarà mai un bravo disegnatore. 
Per disegnare per prima cosa bisogna OSSERVARE. Ripercorrere con gli occhi linee, forme, sagome, aree, etc. e individuare quelle caratteristiche che denotano un soggetto.


Ma non basta. L'osservazione può essere passiva o attiva. O meglio, un oggetto possiamo vederlo > guardarlo > osservarlo > analizzarlo, in una scala crescente che parte da uno sguardo passivo ad uno attivo.

Quando copiamo un'immagine e cerchiamo di riprodurla sulla carta, valutando come posizionare le sagome all'interno del rettangolo bianco del foglio, rispettando forme e proporzioni, è già uno sguardo attivo. Ma io la definisco un'osservazione passiva, perché lo studio che si fa è limitato a quella precisa composizione che abbiamo davanti agli occhi, senza farci troppe domande sui singoli oggetti perché abbiamo un riferimento da seguire (la fotografia o la realtà che si cerca di riprodurre).  

Si chiama "disegno cieco" quello che si fa senza staccare la matita dal foglio e continuando a guardare il soggetto scelto. E' un disegno che permette di disegnare qualunque cosa, basta essere attenti osservatori, individuare con gli occhi le sagome, le proporzioni ed educare la mano a seguire ciò che si vede. Non ho detto che sia facile, ma a prescindere dai risultati, scadenti o eccezionali che siano, è UN DISEGNO IGNORANTE. Come quello di una stampante che nulla sa di cosa sta riproducendo, ma lo fa fedelmente.

Poi c'è un altro tipo di disegno: quello della mente, basato sul ricordo. 
SE SAI OSSERVARE, SAI DISEGNARE. MA SE SAI RICORDARE, SAI INTERPRETARE.
L'approccio cambia: non guardi l'intera composizione, ma un singolo soggetto. Ti interroghi per capire come è fatto, come si muove nello spazio, ne osservi i dettagli, cerchi di cogliere quali tratti caratteristici lo connotano. E' un'osservazione attiva, analitica e il disegno si fa DISEGNO CONSAPEVOLE. 

Regola n.2: STUDIARE IL SOGGETTO!

La mente ricorda bene ciò che l'occhio ha osservato attentamente, spesso e a lungo. Quando si è in grado di ricordare nei minimi dettagli una qualunque cosa, allora la si conosce bene. E se la si conosce, si ha la sicurezza necessaria per interpretarla, stilizzarla, farla propria.

Ovviamente, non possiamo ricordare ogni oggetto o soggetto nei dettagli. Se per copiare non abbiamo bisogno di conoscere nulla circa ciò che stiamo disegnando e quindi ci consente di riprodurre qualsiasi cosa subito purché ce l'abbiamo davanti, per disegnare a memoria, invece, dobbiamo o già possedere un background di ricordi oppure crearceli studiando. In genere, le cose che ci piacciono di più e che quindi osserviamo e disegniamo spesso (potenziandone il ricordo), le abbiamo ben solide nel nostro background. Per tutte le altre c'è lo studio e la documentazione: libri o riviste dove cercare immagini che ritraggano il soggetto scelto sotto diverse prospettive, osservazione diretta. Si tratta di un disegno che si specializza, che si fa selettivo. E che ci porterà ad individuare dei soggetti preferenziali.

In ogni caso la regola è sempre la stessa: pratica, pratica, pratica. Ma la differenza sostanziale è questa:

1) Disegno ignorante - copiativo:  osservare E disegnare, disegnare MENTRE si guarda.
2) Disegno consapevole - interpretativo: osservare, osservare, osservare. POI disegnare. 

L'osservazione consente di disegnare copiando e di costruire dei ricordi. Il ricordo consente di disegnare e il disegno consolida il ricordo. Il processo è continuo e le varie fasi non sono solo sequenziali, ma si influenzano l'un l'altra. 

Penso che i due approcci siano complementari e che occorra sviluppare entrambi, anche se come, quanto e su quali soggetti è soggettivo. 

Sperando di aver ispirato un'utile riflessione, vi rimando al prossimo post! =)

Macchie fantasiose

Avete presente l'interpretazione delle macchie di caffè sul fondo delle tazzine? Ecco, il gioco oggetto di questo post non vi farà leggere il futuro, ma, come l'esercizio precedente sulle macchie d'inchiostro, è un modo per stimolare fantasia e creatività.

Mi era capitato sotto mano un foglio dove avevo scaricato dei pennelli con pennellate casuali e mischiato dei colori prima di dipingere e, osservando queste pennellate anonime e senza senso, la mia mente ci ha visto delle figure. Così, aggiungendo pochi tratti con una matita carboncino ho suggerito ciò che la mia mente aveva interpretato, delineando e attribuendo un senso a quei colori sparsi.

Ecco il risultato (l'immagine superiore serve solo per rendere l'idea, in quanto l'originale non lo avevo fotografato e l'ho ricostruito successivamente con l'aiuto del fotoritocco): 


Poiché per disegnare non è importante solo cercare di riprodurre ciò che osserviamo fuori, ma anche e soprattutto ciò che vediamo dentro, questo mi sembra un buon allenamento per riuscirci!
Al prossimo post! =)

lunedì 24 marzo 2014

Mescolanze di colori nella pittura

La differenza sostanziale tra la pittura a secco (pastelli e matite colorate) e la pittura umida (acquerelli, tempere, acrilici e colori ad olio) consiste nella mescolanza dei colori: nella prima, i colori vengono mescolati direttamente sulla carta, tramite stratificazioni, mentre nella seconda i colori vengono mischiati e creati sulla tavolozza prima di applicarli sulla carta.


Tuttavia ciò non è sempre vero. Infatti anche nella pittura ad acqua o ad olio, i colori possono venire mescolati e creati direttamente sulla carta o sulla tela. 
Nell'immagine qui sopra i colori utilizzati sono solo tre: giallo, rosso e blu. Eppure, applicandoli in successione uno sopra l'altro, hanno creato dei colori secondari. 

Questo può avvenire sostanzialmente in tre modi:

- con la fusione dei colori ancora bagnati direttamente sulla superficie (bagnato su bagnato);
- con le velature, in cui il colore sottostante traspare e si combina con quello dello strato superiore (bagnato su asciutto);
- con la sovrapposizione e l'accostamento di colori che però restano separati, come nel puntinismo, che tuttavia, per un effetto ottico, si percepiscono fusi insieme (asciutto su asciutto).

Alcune combinazioni: 

GIALLO + ROSSO = ARANCIONE

GIALLO + BLU = VERDE

ROSSO + BLU = VIOLA

GIALLO + ROSSO + BLU = GRIGIO SCURO

BLU + BIANCO = AZZURRO

ROSSO + BIANCO = ROSA

ROSA + ARANCIONE = COLOR CARNE

VIOLA + GIALLO = MARRONE

Un assortimento di colori ristretto può costringere ad un utilizzo più creativo degli stessi, con tinte realizzate a partire dai colori primari, mescolandoli sia sula tavolozza, ma in modo ancora più interessante, direttamente sulla carta o sulla tela.

La semplicità e l'essenzialità invece che un limite, spesso possono rappresentare un vantaggio per quanto riguarda la comodità (4 tubetti risultano più economici da acquistare e più pratici da trasportare rispetto a 12 o 24) e un incentivo a sperimentare approcci diversi e la propria fantasia.

Al prossimo post!

venerdì 21 marzo 2014

Acquerello: 4 approcci alla stesura del colore

L'acquerello, come detto nel post dedicato a questa tecnica di pittura, è un medium connotato dalla trasparenza del colore. In questi quattro studi del mio sketchbook ho applicato il colore in modi diversi, aggiungendo poi alle stesure asciutte anche delle linee con altri mezzi, come in genere mi piace fare (preferendo da sempre i mezzi di pittura a secco!).
Mi scuso per la scarsa qualità della fotografia, ma spero possa dare un'idea di cosa andrò a trattare.


Nella Figura 1, ho steso i colori bagnato su bagnato mischiandoli direttamente sulla carta (azzurri e blu per il mare, celeste e rosa per il cielo, giallo chiaro, verdi e viola per le rocce, marroni chiari e scuri per gli scogli). Azzardando mescolanze di colori diversi e contrastanti si ottengono effetti interessanti, proprio grazie alla trasparenza del mezzo (vedi ad esempio queste stesure).
Una volta asciutte le stesure ho poi creato trama passando del viola scuro a pennello asciutto nelle zone d'ombra e ho definito qua e là i contorni di rocce e scogli con un pennello fine intinto nel blu scuro. 

Nella Figura 2, invece, ho disegnato lo schizzo direttamente con l'acquerello anziché con la matita, utilizzando un pennello sottile e il colore viola. Successivamente ho mescolato sulla tavolozza diversi colori per creare rosa, lilla, verdi, marroni e li ho applicati sulla carta senza esagerare con l'acqua (in alcuni punti il pennello è stato trascinato asciutto una volta esaurita l'acqua che aveva assorbito). I contorni viola si sono sciolti ed attenuati nelle stesure successive, offrendo tuttavia un'unità nel colore di tutta la composizione. In questo caso ho accentuato alcune ombre e alcune forme per mezzo delle matite colorate: è una tecnica mista che mi piace molto: consente di aggiungere trama, ombreggiature e linee come la penna e l'inchiostro, ma l'impatto è molto più delicato e si amalgama bene con le stesure dell'acquerello, dandogli tuttavia carattere. 
E' una tecnica che mi ricorda le fiabe o le illustrazioni dei libri per bambini.

Nella Figura 3 ho usato solo le tonalità calde del giallo, dell'arancione, del rosso e del marrone, sovrapponendo i colori dal più chiaro al più scuro in stesure successive, bagnato su asciutto, ovvero la tecnica più classica della pittura ad acquerello. In questo caso ho aggiunto delle linee con del colore acrilico bianco. 

Infine, nella Figura 4, ho applicato delle stesure separate di colori diversi, non mescolandoli o quasi tra loro. E' un modo rapido per stendere il colore che mi ricorda i pennarelli e un utilizzo più grafico o fumettistico. 
Gli elementi di linea sono stati aggiunti con qualche tratto di matita di grafite.

Sperando di aver dato degli spunti utili per sperimentare con questo mezzo, vi saluto e rimando a un prossimo post! =) 

venerdì 28 febbraio 2014

Stimolare l'immaginazione...

Un esercizio tra lo psicologico e l'artistico: dipingere partendo da macchie di inchiostro casuali!
Caricate un pennello di inchiostro (o colore acrilico) e battete il manico su un dito per far schizzare delle gocce di colore su un foglio. Osservate le macchie createsi e immaginate diverse soluzioni per tirar fuori un dipinto. Guardate il foglio da più angolazioni, sforzatevi di vederci più soggetti possibili... e poi sceglietene uno e dategli forma con alcuni tratti di pennello.


Stimolare la fantasia è importante per un'artista! E poi lo trovo un giochetto divertente! =)

sabato 15 dicembre 2012

Impostare un disegno

Nei manuali di disegno vengono essenzialmente descritti due modi per impostare un disegno e crearne uno schizzo preliminare: disegnare le forme principali in cui inscrivere un oggetto oppure disegnarne i contorni, ricorrendo anche al "disegno cieco", ovvero disegnando tenendo gli occhi fissi sul soggetto da ritrarre anziché sul foglio.


Il primo metodo semplifica forme complesse riducendole a forme semplici come coni, cerchi, rettangoli, parallelepipedi, etc. Nel caso della figura umana si può anche fare uso di manichini di legno. E' un disegno per poligoni.
Il secondo metodo traccia il contorno, ovvero la sagoma di un oggetto, e può essere disegnata in due modi: non staccando mai la matita dal foglio e disegnando il contorno con linea continua, oppure per approssimazione delle curve con delle linee tangenti.

Quale metodo è migliore?

Ovviamente la risposta è molto personale e può variare anche a seconda del soggetto da disegnare. Io in genere trovo più facile sviluppare un buon disegno tracciandone la sagoma che non assemblare dei poligoni, anche quando si tratta di riprodurre qualcosa che è nella mia mente e non nella realtà o in fotografia.

Ad esempio, come ha avuto origine il disegno seguente?



Facciamo un passo indietro: per prima cosa ho immaginato una figura femminile seduta e ho provato a riprodurla sulla carta. L'ho fatto in tre modi diversi:


Da sinistra verso destra: 
1) disegno del contorno con linea continua;
2) disegno del contorno con segmenti tangenti;
3) disegno con uso di poligoni.

Nel secondo passaggio ho aggiunto dei dettagli:


Infine nel terzo passaggio ho riempito delle aree con con un pennarello nero:


La figura centrale mi sembrava più solida e ho deciso di svilupparla: l'ho ricalcata con una matita B2 e da qui ho poi ottenuto il disegno iniziale, modulando e fondendo i toni con l'aiuto di gomma e sfumino di cartone.

Sullo stesso argomento puoi leggere anche il post "La bellezza degli schizzi". 


Al prossimo post!

lunedì 19 novembre 2012

Il dettaglio e l'insieme: un altro esempio

Ecco un altro esempio che mette a confronto l'approccio al disegno che parte da un dettaglio con quello che ha una prospettiva d'insieme. In questo caso si tratta di disegnare un volto: nel disegno di sinistra si stabiliscono le forme principali e si dettaglia man mano il disegno. Nel disegno di destra si parte da un dettaglio  - gli occhi - e man mano si aggiungono gli altri dettagli, completandoli singolarmente. Il primo metodo procede per "raffinamento", il secondo per "accostamento".


Si noti come anche lo sviluppo dei capelli in un caso sia visto come una massa unica, mentre nell'altro come un ammasso di fili: in un caso se ne disegna la sagoma e si tratteggiano le aree tonali, nell'altro si affiancano linee che si addensano nelle aree tonali più scure. Ed ecco lo schizzo dei due volti terminato e scansionato:


Al prossimo post! 


Il dettaglio e l'insieme

Nel riprodurre un soggetto ci si può approcciare essenzialmente in due modi diversi ed opposti: si può procedere dall'insieme al particolare, o dai dettagli all'insieme. Ciascuno si troverà a proprio agio con uno o con l'altro approccio e in questo post farò un esempio mettendo a confronto due schizzi che ritraggono lo stesso soggetto, ovvero il paesaggio di questa fotografia:


Nel disegnare partendo dal generale al particolare (disegno in alto), si privilegiano le sagome più grandi, si delineano solo le linee principali e si impugna la matita distante dalla punta, facendo gesti ampi e liberi.
Invece nel disegno di dettaglio (in basso), ci si concentra su un soggetto alla volta, delineando i dettagli più piccoli e tenendo la matita vicino alla punta per una presa di precisione.


Nell'applicare il colore si segue lo stesso criterio: se si procede guardando l'insieme, si stenderà il colore con ampi tratti, definendo le macroaree di colore. Se si procede partendo dal particolare, ci si concentrerà sui singoli soggetti, terminandone la colorazione uno alla volta prima di passare al successivo.


Nel disegno in alto si accennano subito la spiaggia, le ombre e il cielo. Nel disegno in basso ci si concentra sugli ombrelloni prima di passare al resto.


Nel disegno in alto si aggiungono man mano strati di colore e qualche dettaglio. Nel disegno in basso si completano una dopo l'altra singole aree del foglio.


Nell'ultimo passaggio, nel disegno in alto si intensificano le ombre, nel disegno in basso si riempie l'ultima area del cielo.



Per quanto semplici e realizzati in pochi minuti, i due schizzi finiti dovrebbero far cogliere cogliere le differenze nel risultato finale dei due diversi approcci: l'approccio che parte dal generale al particolare privilegia sagome e aree di colore, le singole parti risultano più armonizzate. L'approccio che parte dal particolare, è più metodico e richiede maggiore pazienza: occorre infatti più tempo per realizzare il disegno iniziale e non si vede l'effetto finale dell'accostamento dei colori  fin quando non si sono completate tutte le aree del foglio, il disegno è più preciso, i singoli pezzi prevalgono sul tutto, appaiono slegati tra loro, ma presi singolarmente sono più interessanti.

Nel disegno in alto, l'occhio vaga per  tutta l'area del disegno senza soffermarsi troppo a lungo su una parte sola. Nel disegno in basso, l'occhio si sofferma dapprima sugli ombrelloni in primo piano, poi si sponta su quelli in secondo piano per concentrarsi sulle nubi.


Ciascuno privilegia uno o l'altro metodo, inoltre si possono adottare uno o l'altro secondo necessità: se si vuole dare personalità a un singolo elemento conviene procedere dal particolare. Se si privilegia la composizione e l'atmosfera, conviene avere una visione d'insieme. 

Come per tutto, anche in questo caso conviene sperimentare per capire il metodo che più si adatta a noi.

Al prossimo post! 

sabato 7 aprile 2012

Disegnare da fotografie

Disegnare utilizzando le fotografie presenta dei vantaggi rispetto a disegnare dal vero, in quanto ogni scatto congela un istante (ad esempio i colori di un tramonto) o un movimento (ad esempio il gesto di una farfalla che batte le ali o l'increspatura dell'acqua). E consente di realizzare disegni più credibili che non disegnando a memoria, in quanto  il nostro cervello non può memorizzare tutte le dettagliate informazioni di una fotografia.

Un metodo utile per conservare le proporzioni dell'immagine fotografica è quello della griglia, che si può disegnare direttamente sopra la fotografia, oppure su un foglio di carta lucida da sovrapporre alla foto. Lo stesso numero di quadrati va riportato sul foglio da disegno e queste linee guida rendono più semplice riprodurre il soggetto.


Io però preferisco utilizzare un semplice mirino per individuare il punto centrale della fotografia e dividerla in sole 4 parti. Anche in questo caso si possono disegnare le due linee ortogonali direttamente sulla foto, oppure su un foglio di carta lucida che presenta il vantaggio di poterlo utilizzare sopra qualunque fotografia.


Un'operazione utile per semplificare ed individuare i valori tonali è quella di rendere una fotografia a colori in bianco e nero, con un programma di fotoritocco o con una fotocopiatrice.


Ogni soggetto può essere inoltre visto come un'insieme di poligoni o come un'insieme di zone scure e zone chiare con una loro forma. E' poi cosa utilissima disegnare la sagoma dell'intero soggetto: una sagoma ben disegnata, sebbene sintetica di informazioni darà subito l'idea di che cosa si tratta (una sagoma di un gatto è ben distinguibile da quella di un cane o di un altro animale, presenta ovvero delle sue precise peculiarità).


Una volta studiato e riprodotto il soggetto sul foglio da disegno, non rimane che scegliere come colorarlo, utilizzando mezzi a secco come le matite o mezzi da pittura come l'acquarello. In ogni caso: buon lavoro e al prossimo post! 

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