Ho molto semplicemente incollato i foglietti passando la colla vinilica con un pennello su tutta la superficie del barattolo e poi spennellandola anche sopra i foglietti. Ed anche questo si è unito agli altri...
giovedì 13 ottobre 2011
Portapenne
La mia scrivania è ormai piena di portapenne riciclati... vecchie latte verniciate con l'acrilico, barattoli di vetro e per ultimo anche un contenitore del caffé d'orzo foderato con i foglietti di un block notes...
Matite di grafite
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sto riscrivendo il blog, troverai informazioni aggiornate e
approfondite leggendo qui.
La matita è lo strumento più comune per accostarsi al disegno, oltre che il più economico e pulito (non sporca come il carboncino o i pastelli). Essa consente di realizzare schizzi veloci, abbozzi di base da sviluppare poi con altri strumenti (può costituire ad esempio il disegno preliminare di un acquerello) ed anche meravigliosi disegni finiti. Non occorrono molti materiali per cominciare a disegnare a matita: alcune matite di diversa gradazione (l'HB e la 2B sono dei passe-partout), una gomma, un temperino o un taglierino e naturalmente la carta. Nella foto sotto compaiono anche una micromina, una matita di grafite (cioè rivestita di lacca e non di legno) e uno sfumino di cartone arrotolato.
La gradazione delle matite va dalla più dura, la 9H (da "hard") che lascia segni puliti e di colore grigio chiaro, alla più morbida, la 9B (da "black") che lascia segni di colore grigio molto scuro, quasi nero.
Il nero creato della matita sarà però sempre più riflettente del nero opaco e profondo del carboncino.
I toni si possono sviluppare in diversi modi: variando la pressione sulla carta, col tratteggio - semplice o incrociato - o utilizzando matite di diversa gradazione. Anche il puntinismo o gli scarabocchi possono essere un modo per sviluppare le tonalità di un disegno.Per attenuare un tono o fondere due colori si possono sfumare i tratti di matita con un dito, uno sfumino, un pennello o un pezzo di stoffa o carta assorbente. I toni possono essere attenuati anche con la gomma: tamponando con la gomma pane o strofinando una gomma di plastica. La gomma serve anche per lumeggiare.
Per fare la punta alla matita ci sono due metodi: il temperamatite o la taglierina o cutter.
Il primo lascia una punta più corta e conica, adatta ai lavori di dettaglio.
La seconda lascia una punta lunga e irregolare, più adatta per colorare vaste aree del foglio utilizzandola lateralmente.
Il primo lascia una punta più corta e conica, adatta ai lavori di dettaglio.
La seconda lascia una punta lunga e irregolare, più adatta per colorare vaste aree del foglio utilizzandola lateralmente.
Ci sono diversi modi di impugnare una matita: il modo classico da scrittura consente di disegnare con precisione ed è ottimo per i dettagli.
L'impugnatura dall'alto come in figura 2 consente di esplorare le proporzioni di un soggetto ed è adatta per abbozzare un disegno nella sua fase iniziale.
Le impugnature nelle figure 3 e 4 vanno bene per tratteggiare e colorare vaste aree, nella parte bassa del foglio (fig. 3) o in quella alta evitando di sporcare il resto del foglio (la mano non tocca il foglio in fig. 4).
L'impugnatura dall'alto come in figura 2 consente di esplorare le proporzioni di un soggetto ed è adatta per abbozzare un disegno nella sua fase iniziale.
Le impugnature nelle figure 3 e 4 vanno bene per tratteggiare e colorare vaste aree, nella parte bassa del foglio (fig. 3) o in quella alta evitando di sporcare il resto del foglio (la mano non tocca il foglio in fig. 4).
Ovviamente anche il tipo di carta incide sul risultato finale: una carta dalla grana molto ruvida spezzerà i tratti della matita e potrà trattenere più pigmento, in quanto serviranno più strati di colore per saturare la superficie, mentre in caso contrario la grana trasparirà contribuendo a creare interessanti texture. Su carta liscia la grafite si deposita solo in superficie e appare più lucente.
In definitiva la matita è un mezzo economico e versatile con cui si possono ottenere notevoli effetti di realismo utilizzando la sfumatura e sviluppando pazientemente i toni; oppure disegni di contorno, più stilizzati e decorativi, utilizzando le stesse tecniche del disegno a inchiostro (come il tratteggio).
Due esempi di disegno a matita, con matite morbide e molto morbide - il primo - e con matite medie il secondo.
venerdì 8 aprile 2011
Metodi per colorare
Nel mio precedente post sugli schizzi parlavo di come ci siano diversi modi per cominciare un disegno e ho tentato di farne una mia personale categorizzazione. Allo stesso modo esistono diversi approcci anche per colorare un disegno e, almeno per quanto mi riguarda, li potrei riassumere in due metodi principali:
- dal macro al micro, dal chiaro allo scuro (fig. 1)
- dal micro al macro, dallo scuro al chiaro (fig. 2)
Approccio 1. Nel primo schizzo ho subito riempito tutte le aree con un leggero strato di colore, tratteggiandolo e spandendolo, sfumando con le dita. Ho cominciato dai colori locali dei soggetti, di tonalità medio-chiara: il rosa dei petali, il verde delle foglie e il celeste dello sfondo. Ho poi ombreggiato con le tonalità più scure - azzurro, rosso, verdone- e illuminato con qualche tocco di bianco e di giallo. Infine ho usato con parsimonia qualche tocco di colore molto scuro per delineare qualche foglia e petalo e scurire la parte centrale dei fiori. Il risultato è uno stile fresco, leggero, non troppo contrastato e senza tanti particolari.
Approccio 2. Nella figura 2 ho seguito un approccio completamente differente, e benché abbia rappresentato lo stesso tipo di soggetto abbozzandolo sempre con i pastelli come nella figura 1, per realizzarlo ci ho impiegato molto più tempo. Ho cominciato dai dettagli dei fiori, partendo dal centro, scurendo l'interno di un singolo fiore, per poi procedere verso l'esterno, usando le tonalità intermedie di rosa scuro, rosso e mattone e infine applicando quelle più chiare sui bordi dei petali, rosa e bianco. Sono poi passata a colorare gli altri fiori allo stesso modo. Terminati i fiori sono passata alle foglie, sempre partendo dai toni scuri e sovrapponendo quelli chiari. In questo approccio non ho quasi mai sfumato i colori, ma ho soffiato via la polvere in eccesso e sovrapposto altro colore fino a riempire tutto lo spazio bianco. Infine ho colorato lo sfondo, usando il blu nelle parti più vicine ai fiori e alle foglie e continuando con l'azzurro andando verso l'esterno. Il risultato è un disegno più ricco di dettagli e tonalità, con più contrasti e un'atmosfera più greve e intensa.
In conclusione nel primo approccio si considera l'insieme delle forme e dei colori: si procede abbracciando l'intera composizione nello stesso tempo, intensificando tutte le parti in modo parallelo con successivi passaggi, aggiungendo via via tonalità e dettagli: è un modo di lavorare piuttosto libero e va bene per appuntare velocemente una composizione, senza che una parte prevalga sull'altra.
Il secondo approccio è più paziente e metodico, in quanto sviluppa con precisione un tassello del quadro alla volta, perdendo di vista l'insieme per concentrarsi sui dettagli e sulle tonalità più scure. E' quindi utile per catturare subito un particolare che colpisce più degli altri, strutturandolo e dando così carattere ai singoli soggetti del quadro a scapito della composizione nel suo insieme.
giovedì 7 aprile 2011
Pastelli
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Si può dire che i pastelli siano la versione a colori del carboncino: di certo non bisogna aver paura di sporcarsi le mani per utilizzarli!
Sono bastoncini di colore compresso, formati dal pigmento e dai materiali riempitivi e leganti che li tengono insieme. Ne esistono di due tipi: i pastelli morbidi, che in genere sono a sezione rotonda, e i pastelli duri, in genere a sezione quadrata.
Le mescolanze di colore si fanno direttamente sul foglio da disegno, sfumando i colori con le dita, con uno sfumino di cartone oppure un pennello morbido. I pastelli sono opachi, per cui si può sovrapporre un colore, anche più chiaro, sopra ad un altro, ottenendo un risultato piuttosto coprente.
Come supporto si può utilizzare carta ruvida a grana grossa, per catturare più strati di pigmento, e naturalmente il cartoncino apposito per pastelli, ma anche la tela, il legno o addirittura la carta vetrata.
Per riempire grandi aree del foglio col colore basterà usare il pastello lateralmente e poi sfumare: si creerà così una base su cui stendere successivi strati di colore. Per aggiungere dettagli si possono utilizzare gli spigoli dei pastelli duri oppure creare una punta temperandoli con un taglierino.
Difficilmente però coi pastelli si possono ottenere disegni molto dettagliati: si può dire che lo stile che distingue questo mezzo sia decisamente impressionistico; i tratti dei pastelli colgono bene l'atmosfera in generale, senza catturare i particolari. Per ovviare a ciò, si possono usare in modo complementare le matite colorate, per una maggior definizione.
Se usati sapientemente, i pastelli possono dar vita a disegni molto evocativi e sono particolarmente belli per creare paesaggi e marine ricchi di colori. Possono essere altresì utilizzati per delineare schizzi veloci cogliendo soggetti e colori con pochi gesti, mentre i disegni ultimati vanno sempre protetti con uno spray fissativo.
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| Degli schizzi coi pastelli duri |
mercoledì 6 aprile 2011
Carboncino
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Il carboncino, specialmente quello in bastoncino o in barretta, non consente lavori di precisione come la matita e sporca molto, sia le dita che la carta, per cui bisogna fare attenzione a non passare le mani dove si è già lavorato per non sporcare il disegno. In compenso consente di riempire velocemente ampie aree del foglio, di abbozzare un'idea con pochi tratti e di ottenere neri profondi e diversi tipi di trame sfruttando la grana della carta.
Il carboncino nero può dare vita a disegni molto espressivi, con forti contrasti ed è molto suggestivo nei disegni di paesaggi.
La sanguigna col suo colore caldo è particolarmente interessante per realizzare studi anatomici.
Per diffondere la polvere e sfumare i toni si possono utilizzare le dita, un panno, un fazzoletto di carta, un pennello morbido o degli sfumini di cartone arrotolato. Per creare punti luce invece si utilizza la gomma pane, tamponandola per rimuovere colore o creandole una punta e usandola come se fosse una matita.
Una volta ultimato il disegno è bene proteggerlo con una mano di spray fissativo o, in mancanza di quest'ultimo, con un velo di lacca per capelli.
giovedì 24 febbraio 2011
La bellezza degli schizzi
Si può affrontare il foglio bianco in tanti modi: abbozzando qualche linea quasi soprappensiero, oppure pianificando attentamente la composizione; lo schizzo può essere molto dettagliato o suggerire appena l'idea, essere in bianco e nero o a colori, suggerire tutta la gamma tonale o concentrarsi sulle forme. Ma in qualunque modo nasca un disegno, il suo concepimento è la parte più spontanea e dinamica, perciò il semplice schizzo a mio modo di vedere è più interessante e comunicativo del disegno finito.
Inoltre si può imparare molto osservando gli schizzi dei disegnatori di cui apprezziamo lo stile, sia per scoprire cosa ci colpisce in modo ricorrente in stili anche molto diversi tra loro, sia per individuare ed analizzare i tratti caratteristici che distinguono un artista inequivocabilmente da tutti gli altri.
Nelle fumetterie si possono trovare degli albi interamente dedicati agli schizzi di alcuni autori, i cosiddetti sketchbook. Io ad esempio sono molto affezionata ai tre meravigliosi album di Conceptions di Luis Royo e allo strepitoso volume di J. Scott Campbell dedicato a Danger girl.
In queste raccolte si possono apprezzare gli stili dei disegnatori al loro primo contatto col foglio, con la mente libera di spaziare tra idee eterogenee e di cogliere solo le parti più essenziali del soggetto, eliminando tutto il superfluo: i tratti sono semplificati, molto espressivi, a volte molto disordinati, a volte più puliti, le linee multiple suggeriscono i diversi tipi di sviluppo che il disegno finale avrebbe potuto avere, le linee di movimento sono più evidenti, le sagome più facilmente identificabili... ci sono tanti motivi per perdersi ad osservare questi piccoli capolavori. In genere per sfogliare un singolo album nei suoi più piccoli dettagli impiego diverse ore...
Gli schizzi dei fumettisti o dei disegnatori professionisti non sono gli unici utili, però. Può essere interessante guardare in generale come altre persone si approcciano al disegno oppure riguardare i nostri stessi schizzi nel corso degli anni, per vedere come sono cambiati e come cambiano (o al contrario cosa resta simile e quindi ciò che contribuisce al nostro stile personale, a qualunque fase evolutiva esso si trovi).
Ad esempio trovo interessante i molti modi in cui si può cominciare un disegno: io per lo più scarabocchio qualcosa senza pensarci troppo e senza un'idea precisa di quello che voglio realizzare, così lo schizzo si definisce "strada facendo", prima di passare eventualmente alle fasi successive (continuando a delineare, modificando, cancellando, ripassando a penna, ricalcando una versione pulita su un altro foglio, colorando etc.). Altre volte ho già un'idea in testa e allora posiziono le sagome sul foglio per darmi un'idea dello spazio da occupare o scompongo le figure in poligoni semplici. Nella figura qui sotto ho classificato grossolanamente i diversi approcci che mi è capitato di utilizzare per fare uno schizzo preliminare:
Credo che il modo in cui ci si approccia allo schizzo influenzi parecchio il risultato finale. Le sei figure sopra, seppur abbozzate male e in pochissimo tempo, rivelano differenze notevoli l'una dall'altra che probabilmente si trasmetterebbero anche nell'ipotetico disegno finale di cui potrebbero essere l'origine.
I metodi sopra sono quelli che utilizzo quando disegno soggetti della mia immaginazione a mano libera. Qualora invece si volesse copiare un'immagine da una fotografia risulterebbe più utile un metodo che ho visto in diversi manuali di disegno, ossia quello della griglia: bisogna dividere il foglio da disegno su cui vogliamo copiare la figura e l'immagine originale nello stesso numero di quadrati (vedi foto-esempio a lato). Si va poi a riprodurre ciò che si vede dentro ogni quadrato, facilitando così notevolmente l'operazione di duplicazione.
Infine, per riportare uno schizzo su un foglio di bella, oltre al tavolo luminoso, esiste un altro metodo utile che consiste nel ricalcare il disegno che ci interessa su un foglio da lucido e ricoprire di grafite il retro, colorando tutta la superficie con la punta della matita. Per trasferire il disegno bisogna appoggiare la parte coperta di grafite sul foglio di bella e con uno strumento a punta rigida (sia essa una matita o una penna biro senza più inchiostro) ripercorrere i contorni di tutto il disegno, premendo per far aderire la grafite al foglio bianco sottostante. E' una tecnica che mi è stata utile anche per riportare dei disegni sul muro o su altre superfici diverse dalla carta. Funziona un po' come la carta carbone o i trasferelli.
Concludo qui questo lungo post! Se avete suggerimenti utili, lasciate pure un commento!
Inoltre si può imparare molto osservando gli schizzi dei disegnatori di cui apprezziamo lo stile, sia per scoprire cosa ci colpisce in modo ricorrente in stili anche molto diversi tra loro, sia per individuare ed analizzare i tratti caratteristici che distinguono un artista inequivocabilmente da tutti gli altri.
Nelle fumetterie si possono trovare degli albi interamente dedicati agli schizzi di alcuni autori, i cosiddetti sketchbook. Io ad esempio sono molto affezionata ai tre meravigliosi album di Conceptions di Luis Royo e allo strepitoso volume di J. Scott Campbell dedicato a Danger girl.
In queste raccolte si possono apprezzare gli stili dei disegnatori al loro primo contatto col foglio, con la mente libera di spaziare tra idee eterogenee e di cogliere solo le parti più essenziali del soggetto, eliminando tutto il superfluo: i tratti sono semplificati, molto espressivi, a volte molto disordinati, a volte più puliti, le linee multiple suggeriscono i diversi tipi di sviluppo che il disegno finale avrebbe potuto avere, le linee di movimento sono più evidenti, le sagome più facilmente identificabili... ci sono tanti motivi per perdersi ad osservare questi piccoli capolavori. In genere per sfogliare un singolo album nei suoi più piccoli dettagli impiego diverse ore...
Gli schizzi dei fumettisti o dei disegnatori professionisti non sono gli unici utili, però. Può essere interessante guardare in generale come altre persone si approcciano al disegno oppure riguardare i nostri stessi schizzi nel corso degli anni, per vedere come sono cambiati e come cambiano (o al contrario cosa resta simile e quindi ciò che contribuisce al nostro stile personale, a qualunque fase evolutiva esso si trovi).
Ad esempio trovo interessante i molti modi in cui si può cominciare un disegno: io per lo più scarabocchio qualcosa senza pensarci troppo e senza un'idea precisa di quello che voglio realizzare, così lo schizzo si definisce "strada facendo", prima di passare eventualmente alle fasi successive (continuando a delineare, modificando, cancellando, ripassando a penna, ricalcando una versione pulita su un altro foglio, colorando etc.). Altre volte ho già un'idea in testa e allora posiziono le sagome sul foglio per darmi un'idea dello spazio da occupare o scompongo le figure in poligoni semplici. Nella figura qui sotto ho classificato grossolanamente i diversi approcci che mi è capitato di utilizzare per fare uno schizzo preliminare:
Figura A: schizzo libero, andando dal particolare (di solito il volto) al generale.
Figura B: schizzo con uso di poligoni, disegnando una figura simile ai manichini di legno.
Figura C: schizzo utilizzando linee rette spezzate per delineare e un'impugnatura della matita alta o da sopra.
Figura D: schizzo con linee curve accentuate e non continue.
Figura E: schizzo con linea continua per individuare la sagoma generale (disegnata non staccando mai la mano dal foglio).
Figura F: schizzo con individuazione delle macroaree principali.
I primi tre metodi sono quelli che utilizzo di più, soprattutto il primo perché, come dicevo, spesso inizio a disegnare per puro piacere e senza un motivo particolare. Questo approccio da vita a disegni molto spontanei, ma non molto puliti o ben rifiniti. Il metodo C lo trovo utile anche per soggetti che non ho mai disegnato prima e di cui quindi non conosco ancora le proporzioni. Il metodo B è piuttosto versatile. In realtà mi capita anche di combinarli tutti e tre insieme, in parti diverse dello stesso disegno o in successione temporale per rifinire la figura. Nell'immagine sotto le stesse sei figure sono state completate con qualche dettaglio aggiuntivo:
Infine, per riportare uno schizzo su un foglio di bella, oltre al tavolo luminoso, esiste un altro metodo utile che consiste nel ricalcare il disegno che ci interessa su un foglio da lucido e ricoprire di grafite il retro, colorando tutta la superficie con la punta della matita. Per trasferire il disegno bisogna appoggiare la parte coperta di grafite sul foglio di bella e con uno strumento a punta rigida (sia essa una matita o una penna biro senza più inchiostro) ripercorrere i contorni di tutto il disegno, premendo per far aderire la grafite al foglio bianco sottostante. E' una tecnica che mi è stata utile anche per riportare dei disegni sul muro o su altre superfici diverse dalla carta. Funziona un po' come la carta carbone o i trasferelli.
Concludo qui questo lungo post! Se avete suggerimenti utili, lasciate pure un commento!
lunedì 31 gennaio 2011
Tavolo luminoso
Ho ricevuto questo regalo di bricolage fatto su misura per me dal compagno di mia madre. Io non so assolutamente dirvi come costruirlo, ma ve lo faccio vedere e ve lo descrivo: è una specie di cassetto dalla forma trapezoidale costruito con 5 pezzi di robusto compensato; dentro è collocata una grossa lampada fluorescente simile ad una plafoniera e un lato del cassetto è stato ritagliato per far uscire il filo e la presa per la corrente. Sul lato frontale due inserti di metallo servono a bloccare il vetro che verrà sovrapposto e dei feltrini adesivi consentono di appoggiarlo sul legno senza rigarlo. La dimensione è di circa 30x30 cm, nella foto c'è un vetro provvisorio, ma ovviamente bisogna farlo tagliare su misura (il che costa pochi euro).
Assemblato in questo modo è stato possibile dargli un'inclinazione utile per il disegno, ma sicuramente è più semplice e veloce, per chi non è altrettanto pratico di bricolage o paziente per costruirselo da zero, utilizzare un vecchio cassetto e installarci dentro una lampada fluorescente e ricoprirlo con una lastra di vetro o di plastica trasparente.
Il tavolo luminoso è utilissimo per ottenere un disegno pulito da uno schizzo o per assemblare parti diverse disegnate separatamente, il che consente poi di passare il disegno finito e pulito allo scanner per colorarlo digitalmente o semplicemente per inchiostrare un disegno pulito o colorarlo a mano in diverse varianti. Ovviamente il foglio non deve essere troppo spesso o non si riuscirà a vedere il disegno sottostante.
giovedì 27 gennaio 2011
Ultimi acquisti
Con un po' di ritardo, mostro gli acquisti degli ultimi tre set artistici proposti nei punti vendita Lidl.La scorsa settimana sono apparsi un set di colori acrilici, un set da disegno e un set per dipingere.
Il set di colori acrilici è costato 14.99 euro e contiene 26 colori acrilici, 2 pennelli tondi e 2 piatti, 2 matite B e HB, 1 temperino e una piccola tavolozza rettangolare. Il tutto è contenuto in una valigetta in legno FSC 100% (proveniente da foreste rinnovabili).
Il set da disegno è costato 13.99 euro ed è contenuto in una cassetta a due livelli, sempre di legno FSC 100%. Comprende: 12 matite colorate, 12 matite acquerellabili, 8 gessetti in colori neutri e 12 colorati, 2 matite grigio e marrone, 2 matite di grafite, 1 matita sanguigna, carboncino, 1 sfumino, 1 pennello e 1 temperino.
Infine il set da pittura è costato 22.99 euro ed è costituito da una valigetta-cavalletto, 2 tele canvas di diversa misura con cunei di fissaggio, 1 tavolozza di plastica grande, 18 colori acrilici, 10 pennelli in nylon e 2 matite B.
Li potete vedere più nei dettagli nella foto sotto. Carini, no?
martedì 28 dicembre 2010
Prove con la tavoletta grafica

Come ho detto in un precedente post, diverse settimane fa ho acquistato la tavoletta grafica in vendita al Lidl. La confezione conteneva la tavoletta che potete vedere a lato, la penna grafica e i software per la gestione delle immagini.

Poiché non mi ha mai attratta troppo l'idea di disegnare al computer, non mi sono mai decisa a comprarne una, ma avendo trovato questa ad un prezzo che si aggirava intorno ai 50 euro mi sono finalmente tolta la curiosità.
La tavoletta è di dimensioni 34x25 cm, mentre l'area di lavoro vera e propria misura circa 24x15 cm.
La penna ha 2 tasti sul davanti che funzionano come i due tasti del mouse. Quando la si utilizza va tenuta con mano leggera senza premere sulla tavola, ma solo sfiorandola. Se ponete un foglio su di essa e ci fate scorrere la penna sopra potete riportare un disegno fatto a matita sul computer (anche se per ottenerne una copia fedele è più consigliabile uno scanner, che è più veloce e preciso).
Oltre che con i software allegati funziona anche con altri programmi di fotoritocco (io ad esempio la utilizzo con Photofiltre).
Se devo essere sincera non la uso molto per disegnare, come immaginavo, perché preferisco disegnare a matita che non al computer... però mi è utile per inchiostrare digitalmente i semplici disegnini che faccio per i miei blog (come quelli che potete vedere sparsi per il template, nella sidebar o a piè di pagina) oppure per colorare disegni più complessi con i software di fotoritocco, perché la penna è più maneggevole e precisa del mouse: senz'altro questa è la cosa per cui mi è più utile!
Questa mela e questa pera che vedete nel post invece le ho create direttamente disegnando sulla tavoletta per prendere confidenza col nuovo strumento. E' stato divertente realizzarle, ma non può certo sostituire la cara vecchia matita di grafite!
Al prossimo post! :-)
Al prossimo post! :-)
domenica 12 dicembre 2010
Arte al discount
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| Due set di colori presi al Lidl |
Da alcune settimane a questa parte i volantini recapitati a tappeto della nota catena di discount Lidl hanno pubblicizzato tutta una serie di prodotti artistici che probabilmente non ci si aspetterebbe di trovare per l'appunto in un discount. Nell'ordine sono usciti per esempio: set per disegnare a carboncino, tavoletta grafica, set di acquerelli, colori ad olio, acrilici, pastelli, set di pennelli e varie tele prestampate. Tutti a prezzi accessibilissimi, ovviamente. Senza contare che ci sono anche dei prodotti collaterali pensati per l'ufficio ma utilissimi anche per chi ha l'hobby del disegno, come le macchine per rilegare o per tagliare i fogli (utili per rilegare collage di immagini, stampe di disegni, ritagliare schizzi o rifinire con taglio ondulato dei biglietti o cartoline fatti da me). Con una cifra ragionevole ci si può costruire una sorta di studio artistico homemade.
A parte i colori ad olio che non utilizzo, gli altri set li ho provati tutti e ne sono rimasta molto soddisfatta. Ad esempio un set di pastelli costava sui 5 euro e conteneva ben 36 pezzi. Quando li ho acquistati temevo fossero troppo "gessosi" (o al contrario troppo cerosi), invece erano ricchi di pigmenti e ben sfumabili. Il dipinto che vedete a lato invece faceva parte di un set costato circa 8 euro così composto: tela Canvas prestampata, cornice in legno, 2 pennelli (uno tondo da 4 e uno piatto da 8), 6 tubetti da 22 ml di colori acrilici (nei colori bianco, giallo, rosso, verde, blu e marrone), una tavolozza in plastica per mescolare i colori e kit per appendere il dipinto finito. In pratica con meno di 10 euro vi portate a casa un quadro da appendere alla parete con in più il divertimento del fai da te nel dipingere la tela e volendo anche la cornice, oltre che nell'attaccare al chiodo il risultato dei vostri sforzi. Simpatica anche come idea regalo per Natale, se non fosse che ci vogliono diverse ore per confezionarne anche solo uno e quindi non è l'ideale se non si dispone di troppo tempo o se si fanno i regali all'ultimo momento...
Ad ogni modo questi discount-set per artisti sono molto interessanti, specie per i dilettanti un po' eclettici come me che non vogliono investire un capitale nei negozi per le belle arti per sperimentare qualche nuova tecnica artistica: male che va se i nuovi materiali non fanno per voi non avrete buttato via chissà quale cifra e se invece vi ci trovate avrete un set valido per fare pratica.
C'è da sperare che questi set abbiano avuto successo e che prodotti come questi vengano riproposti anche in futuro!
venerdì 15 ottobre 2010
La raffinatezza dei fumetti delle CLAMP
I fumetti delle CLAMP sono stati i primi manga ad appassionarmi e rimangono tuttora tra i mei fumetti preferiti, giapponesi e non. E del resto le CLAMP sono tra le mangaka più note al mondo.
CLAMP è lo pseudonimo di un gruppo di quattro autrici: Nanase Ohkawa, Mokona Apapa, Satsuki Igarashi e Mick Nekoi*. Mokona Apapa è la disegnatrice del gruppo, affiancata talvolta da Mick Nekoi, che ad esempio disegna le versioni SD (super deformed) dei personaggi.
I loro fumetti uniscono bellissimi disegni a storie altrettanto belle, a tratti divertenti, spesso drammatiche o riflessive, ma in ogni caso coinvolgenti e mai banali. Ve ne presento brevemente alcuni.
RG Veda: è l'opera di debutto delle CLAMP**. La trama: il comandante Taishakuten usurpa il trono dell'Imperatore Celeste e in seguito una profezia rivela a Yasha-o, capo del clan degli Yasha, che dovrà allevare l'ultimo discendente del clan degli Ashura e che insieme a quest'ultimo e ad altri sei misteriosi guerrieri (le altre "sei stelle") sconfiggerà Taishakuten; inizia così il viaggio per proteggere il piccolo Ashura e per cercare le sei stelle. Le pagine di questo fumetto sono ricche, molto curate, con uso di retini e di neri puri, lasciando poco spazio alla pagina bianca, creando un'atmosfera grave, ma raffinata, con cruente scene di lotta e perfino di cannibalismo; con amori impossibili, come quello tra la guerriera Soma e la bella quanto micidiale Kendappa-o, e con personaggi bellissimi, eleganti, austeri, eterei, attraversati da conflitti interiori. Una storia profonda con disegni superbi, il cui stile mi sembra diventare più maturo a partire da metà della serie, presentando volumi sempre più belli nella grafica e coinvolgenti nella trama, fino ai colpi di scena finali del ventesimo volume***.
Tokyo Babylon: di questa serie so ben poco perché ne possiedo solo un volume. Lo stile mi è parso più cupo e piatto rispetto a RG Veda, con vignette più ordinate e meno dinamiche. Pur sempre un gran bel fumetto, ma che non mi ha catturata come altri firmati CLAMP.
X/1999: questa serie, rimasta interrotta, ha come protagonista un ragazzo, Kamui, che è l'unico con la possibilità di decidere a quale dei due schieramenti appartenere: se si schiererà coi Draghi del Cielo il mondo verrà salvato, se sceglierà i Draghi della Terra il mondo verrà distrutto. Avendone pochi volumi non ne conosco però nei dettagli la trama. L'aspetto grafico ricorda quello di RG Veda con uso di retini, ricchezza di dettagli, scene drammatiche e cruente, personaggi dalle fattezze esili e belle, dalla grande espressività.
Rayearth e Rayearth 2: queste miniserie sono composte da tre volumi ognuna e sono state trasposte nella serie televisiva a cartoni animati che in Italia porta il titolo di Una porta socchiusa ai confini del sole. Tre ragazze che non si sono mai incontrate prima, appartenenti a tre scuole diverse e tutte in gita nello stesso giorno alla Torre di Tokyo, si troverranno catapultate in un altro mondo, Sephiro, la cui particolarità è quella di essere sorretto dalla sola forza di volontà della cosiddetta Colonna portante, incarnata in quel momento dalla principessa Emeraude. Emeraude, rapita dal sacerdote Zagart, ha evocato le tre ragazze per essere salvata, in quanto esse rappresentano i tre leggendari Cavalieri magici. Le tre ragazze verranno aiutate da diversi personaggi nel loro viaggio per diventare cavalieri, in particolare dal mago Clef e dal buffo Mokona, uno strano essere dalle sembianze simili a quelle di un coniglio. In realtà sia questo personaggio (che prende il nome dalla disegnatrice delle CLAMP), sia l'evocazione dei cavalieri da parte della principessa nascondono importanti segreti. Una bella storia, originale, che parla di amicizia e di amore, a tratti quasi filosofica, ma intermezzata anche da scenette comiche, il tutto immerso in un'atmosfera fantasy con combattimenti con armi magiche contro creature mostruose e potenti nemici, e con uno stile di disegno fresco e luminoso. Un manga davvero godibile.
Card Captor Sakura: serie in 12 volumi che ha avuto anche una trasposizione in due serie televisive a cartoni animati che in Italia hanno il titolo rispettivamente di Pesca la tua carta Sakura e Sakura, la partita non è finita. La protagonista è Sakura, una bambina molto vivace che ha l'importante compito di recuperare le carte create dal potente mago Clow Leed, disperse per la città in seguito alla rottura del sigillo del libro che le conteneva. Affiancata dal buffo guardiano del sigillo Kero-chan, sostenuta dalla migliore amica Tomoyo, molto più matura della sua età, e insieme al giovane catturacarte di origine cinese Shaoran, inizialmente suo rivale, comincerà la sua avventura per recuperare tutte le carte del mazzo, che la porterà a maturare come persona e ad acquisire poteri magici sempre più grandi, per infine giungere al romantico epilogo della storia. Lo stile di disegno è pulito e luminoso, con tratti leggeri, uso di grandi spazi bianchi ed elementi decorativi. L'anime mantiene questo stile solare utilizzando colori vividi e intensi, molto piacevoli.
Clover: questa serie, ferma a 4 volumi, è alquanto particolare: ogni volume si apre con una poesia e benché Su sia il personaggio più rilevante, è affiancata da altri personaggi comprimari, come Kazuhiko e Oluha; a quest'ultima è dedicato il bellissimo terzo volume, dove la sua musica la unisce a Su in un sincero rapporto di amicizia per via telefonica. L'atmosfera di tutto il fumetto è malinconica, fredda e surreale, una sensazione di solitudine e desolazione pervade nel leggerla. Anche l'impaginazione è bella quanto particolare, con l'uso di vignette che occupano solo una parte della pagina, alternando grandi spazi bianchi a grandi spazi neri, ma lasciando sempre gran parte della pagina vuota, dove le parole non si limitano a stare dentro le nuvolette, ma fuoriescono facendosi più evocative, diventando pensieri, canzoni o poesie: uno stile pulito, essenziale, particolarissimo e molto incisivo.
Chobits: piacevolissima serie in 8 volumi, ha come protagonisti il giovane Hideki e il computer da lui trovato, dalle sembianze di una fanciulla dolce e ingenua a cui verrà dato il nome Chii. Infatti nel mondo di questo fumetto i personal computer hanno fattezze umane e accompagnano i loro proprietari nelle loro commissioni in città, svolgono moltissime mansioni e si relazionano con gli esseri umani e gli altri computer. La storia si interroga sul fatto se sia possibile che tra queste macchine perfette, dal carattere disponibile e dalle belle sembianze, ma pur sempre macchine, e i loro proprietari umani nascano sentimenti autentici, come l'amore. Chii infatti non è un normale computer, ma un computer speciale, della leggendaria serie chobits, e svilupperà dei sentimenti, ricambiati, verso Hideki e insieme a lui e per mezzo di una strana serie di libri illustrati che le capiterà di leggere in libreria, riuscirà a risalire alla sua origine, ai suoi creatori e alle idee utopiche di questi ultimi nel crearla. Una trama complessa, con molti temi su cui riflettere, come la ricerca della felicità e dell'amore puro, cioé quello di una persona che ne ami un'altra per la sua unicità e la sua personalità, questa costituita dai suoi ricordi e dalle cose condivise insieme; un amore così profondo e puro da essere capace di trascendere l'unione dei corpi. Il tutto è rappresentato da disegni puliti e gradevolissimi, con un'impaginazione ordinata e una protagonista dallo sguardo tenero e sognante, una sorta di incarnazione della purezza.
Miyuki-chan in the Wonderland: volume unico e definibile come una rivisitazione manga di Alice nel paese delle meraviglie, la sua storia ha come protagonista Miyuki che una mattina finirà col precipitare in un mondo bizzarro popolato solo da donne bellissime. Questa storia tra il comico e l'erotico, disegnata da Mokona Apapa, presenta un'impaginazione ricca e curata, con utilizzo di retini e uno stile di disegno più simile a RG Veda o X/1999 che non a CCS o Chobits, ma dal registro ovviamente più leggero.
Se volete conoscere meglio le CLAMP, le loro opere e vedere i loro disegni, visitate questo sito, ed in particolare questa pagina. Oppure visitate il sito ufficiale delle CLAMP, che però è in giapponese con parti in inglese.
* Dal 2004 Tsubaki Nekoi. Nelle opere più recenti è stata la disegnatrice principale del gruppo.
** All'epoca i membri delle CLAMP erano sei.
*** Edizione del 2000 della Planet Manga.
mercoledì 6 ottobre 2010
Come costruirsi una tavola da disegno
Se come me avete l'hobby del disegno, ma non volete investire qualche centinaio di euro in un tavolo professionale e non vi date del tu col fai da te, vi potrete comunque improvvisare bricoleur dell'ultima ora e arrabattarvi con una postazione come la seguente.
Occorrente
Un supporto in plastica per portatile si aggira sui 10-15 euro, mentre per il ripiano prima di acquistare, curiosate in cantina se avete qualche vecchia base per tavolino o qualcosa di simile (io ad esempio ho adattato il ripiano di un comodino di mia nonna....). Se poi all'occasione avete bisogno di un tavolo luminoso potete usare una pila piatta da sistemare sotto il ripiano (se trasparente ovviamente), mentre nel caso di un uso massiccio della luce, converrebbe utilizzare un portalampada da collegare direttamente alla corrente elettrica.
Il risultato è una cosa del genere...
Occorrente
- un supporto inclinabile per laptop in plastica
- un ripiano di vetro, plastica trasparente (come perspex o plexiglass) o compensato di circa 35x45 cm
- una torcia rettangolare piatta (salvo il ripiano non sia in compensato)
Un supporto in plastica per portatile si aggira sui 10-15 euro, mentre per il ripiano prima di acquistare, curiosate in cantina se avete qualche vecchia base per tavolino o qualcosa di simile (io ad esempio ho adattato il ripiano di un comodino di mia nonna....). Se poi all'occasione avete bisogno di un tavolo luminoso potete usare una pila piatta da sistemare sotto il ripiano (se trasparente ovviamente), mentre nel caso di un uso massiccio della luce, converrebbe utilizzare un portalampada da collegare direttamente alla corrente elettrica.
Il risultato è una cosa del genere...
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| Smontabile, inclinabile e illuminabile |
mercoledì 15 settembre 2010
Storie a nuvolette
Ho cominciato ad appassionarmi ai fumetti a 14 anni. Fino ad allora la parola "fumetto" mi faceva venire in mente solo le storie di Topolino o di generi similari, ma poi un giorno in edicola vidi un fumetto di Michael Turner dedicato a Tomb Raider e, da brava smanettona di videogiochi che investiva tutta la paghetta per aggiornare la scheda video e aumentare la memoria del computer per poter giocare agli ultimi games usciti, beh quel fumetto dedicato a una pietra miliare della storia dei videogames non potevo perdermelo per nulla al mondo..
Fu così che mi si aprì un mondo: i fumetti non erano solo un insieme di vignette che raccontavano le storie di buffi personaggi dalle sembianze di animali antropomorfi, né pagine in bianco e nero o dai colori opachi in cui il disegno era solo un appendice funzionale alla storia.. ma potevano essere anche qualcosa di altamente scenografico, di bello, dove il disegno era alla pari se non più importante dei testi.. e con eroine belle come dee ma dal carattere forte, che non avevano bisogno di nessun supereroe che le venisse puntualmente a salvare nei momenti di pericolo, come nei vecchi fumetti di Superman...
Insomma avevo scoperto la sensazionalità del nuovo fumetto americano. Il fumetto di Marc Silvestri, David Finch, Michael Turner e altri grandi maestri del fumetto contemporaneo. Le avventure di Witchblade, Ascension e Fathom. Le tavole erano dei piccoli capolavori, con vignette dinamiche, tutte a colori e personaggi statuari e bellissimi. Fu un vero colpo di fulmine!
Uno dei miei primi acquisti fu il numero 1 di Fathom, di Michael Turner: era il 1999. Neanche dieci anni più tardi questo straordinario disegnatore si sarebbe spento per via del cancro.
Uno dei miei primi acquisti fu il numero 1 di Fathom, di Michael Turner: era il 1999. Neanche dieci anni più tardi questo straordinario disegnatore si sarebbe spento per via del cancro.
Da quell'anno ho cominciato a interessarmi ai fumetti, dapprima a quelli americani, poi a tutti gli altri generi. E ho cominciato a disegnare: dalle prime parodie a fumetti degli anni del liceo ad oggi, è un hobby che pur con grande intermittenza mi accompagna ancora.
Qualche tempo più tardi ho cominciato a interessarmi anche ad un genere che fino ad allora non mi aveva mai attratta particolarmente: i manga.
A farmi capitolare fu la vista, nella mia edicola di fiducia di allora, della copertina del numero 16 di RG VEDA delle CLAMP. Il loro stile era intenso e sopraffino. E fu un altro colpo di fulmine!
E dopo le Clamp vennero Tacheuki, Hagiwara, Utatane, Urishihara, Asagiri e tanti altri mangaka. I fumetti sono quelli di Sailor Moon, Bastard!!, Seraphic Feather, Midnight Panther. E ancora Vampire Princess Miyu, Marmalade Boy, Video Girl Ai, Boys be.., Angel Sanctuary. E ancora le Clamp con Rayearth, Card Captor Sakura, Clover e Chobits.
Intanto la mia collezione cresceva, così tanto che da allora sono angosciata dal fatto che, se scoppiasse un incendio, non saprei quali volumi portare in salvo con me...... e nell'indecisione probabilmente finirebbe che i vigili del fuoco mi ritroverebbero carbonizzata insieme a tutta la collezione.........
Poi venne il turno del fumetto italiano. Non ricordo esattamente come successe, ma ad un certo punto conobbi anche lo stile dei disegnatori italiani come Baldazzini, Crepax, Manara. Le bellissime pin-up di Milo Manara! Con quelle gambe lunghissime (anche troppo!), quegli occhi intensi e maliziosi e quelle labbra carnose tipiche del suo stile.
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| Parte della mia collezione di fumetti |
Poi venne il turno del fumetto italiano. Non ricordo esattamente come successe, ma ad un certo punto conobbi anche lo stile dei disegnatori italiani come Baldazzini, Crepax, Manara. Le bellissime pin-up di Milo Manara! Con quelle gambe lunghissime (anche troppo!), quegli occhi intensi e maliziosi e quelle labbra carnose tipiche del suo stile.
Poichè nell'acquisto di un albo a fumetti la mia attenzione era sempre rivolta principalmente allo stile di disegno, piuttosto che alla storia, che spesso leggevo, ma a volte anche no, iniziai a orientare i miei acquisti agli album di illustrazioni. E fu di nuovo un colpo di fulmine.
Questa volta a sedurmi furono le bellissime donne dei mondi fantasy di Luis Royo. Uno stile maestoso, unico, che esplora la bellezza femminile, la sua sovversiva forza e fragilità (come nel bellissimo album Subversive Beauty) e che interpreta in modo straordinariamente evocativo scenari appartenenti ad un immaginario fantasy condiviso, con simboli che sono ormai patrimonio trasversale a diverse culture (mi riferisco in particolare all'album Dreams).
Ai suoi album, nella mia libreria si sono poi affiancati quelli di altri autori: Michael Möbius, Barbara Jensen, Victoria Francés sono alcuni degli illustratori che preferisco a tutt'oggi.
Sono arrivata alla fine di questa storia cominciata da un fumetto visto per caso in edicola.. Per oggi finisco qui il mio viaggio nel mondo dei comics. Al prossimo post!
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